Però che meravigliose notizie...
L'FBI scheda i pacifisti americani come «terroristi». Protesta per i diritti civili in USA
di Roberto Rezzo
da L'Unità del 23 novembre 2003 www.unita.it
«Siamo interessati a individui, gruppi e organizzazioni terroristiche che potrebbero commettere direttamente o appoggiare in qualche modo atti di violenza – ha dichiarato ieri Bill Carter, un portavoce dell’FBI – Cerchiamo di raccogliere informazioni su attività criminali, e questo non ha alcun effetto sul diritto di protesta che la Costituzione riconosce a ogni cittadino americano». Rassicurazioni poco convincenti, perché il memorandum dell’agenzia accomuna attività criminose, come l’utilizzo di documenti falsi, ad altre perfettamente legittime, come cercare di far partecipare il maggior numero possibile di persone a una manifestazione. I siti online delle organizzazioni pacifiste finiscono insieme a quelli dove vengono vendute maschere anti-gas per proteggersi dai lacrimogeni della polizia. Eppure nessuna delle sigle che hanno organizzato la protesta risulta sotto accusa per commercio di articoli paramilitari.
L’American Civil Liberties Union, insieme ad altre organizzazioni per la difesa dei diritti umani, denunciano che è in atto un grave attacco alle libertà costituzionali. «Il comportamento dell’FBI dimostra che la linea di confine fra terrorismo e disobbedienza civile è stata cancellata». Herman Schwartz, illustre docente di diritto costituzionale all’American University, ha avanzato profonde riserve circa la legittimità di queste indagini: «Servono a scoraggiare la partecipazione della gente alle manifestazioni. Sono un atto intimidatorio. L’FBI sa bene che nessuno ha voglia di finire schedato con nome cognome e tanto di fotografia nei suoi archivi».
L’opposizione accusa l’amministrazione di Bush di spingere il Paese agli anni ’60, quando l’FBI, allora diretta da Edgar Hoover, infiltrava il movimento per i diritti civili di Martin Luther King e manovrava per screditare gli avversari politici del governo. Gli abusi di quegli anni, noti sotto il nome del famigerato programma Cointelpro, spinsero il Congresso a imporre restrizioni sulle indagini dell’FBI tra le forze politiche. Restrizioni che lo scorso anno il segretario alla Giustizia John Ashcroft ha di fatto cancellato con il suo Patriot Act, il corpo di leggi d’emergenza varato dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre.
Intanto la polizia di Miami finisce sotto accusa per la repressione della protesta contro il vertice sul libero commercio di giovedì scorso. «Ingiustificato uso di violenza», denunciano i manifestanti. Le autorità si difendono: «Volevamo evitare che si ripetessero i disordini di Seattle».






Che notizia è "Black Hawk colpito, 6 morti. L'Iraq fa più vittime del Golfo?". Oggi sono letteralmente inc....zata e - per la fortuna di molti - ho trovato con chi prendermela: con il sito di Repubblica. Ma perchè i giornali (e i relativi siti internet) danno notizie soltanto in toni esaltati? Sembra quasi che tutti i giornalisti si siano fatti di Nandrolone o di Prozac in quantità non regolari... Strano che invece di Black Hawk colpito non abbiano scritto Black Hawk Down con toni decisamente più holliwoodiani. E che dire poi dei continui riferimenti all'operazione Restore Hope in Somalia (cui si fa riferimento per l'episodio dell'altro Black Hawk abbattuto) senza spiegazioni, con pochissima cognizione dei fatti, con scarsa capacità di gestire l'argomento... Basta sono stufa di questo giornalismo sensazionalistico, che tratta la guerra in Iraq alla stregua dell'eliminazione di uno dei protagonisti dell'Isola dei Famosi. Senza dirci davvero nulla, senza farci conoscere ciò che realmente avviene, senza capire che ormai il ruolo dei giornalisti (visto che riportare l'informazione in maniera obiettiva mi sembra ormai pura utopia!!) può e deve essere quello di costruttori di pace, di realizzatori di un percorso di informazione partecipativa e comune che tracci le linee di sviluppo per la ricerca di un "terreno comune"... E pensare che stiamo parlando di Repubblica che pure è uno dei giornali migliore... Figuriamoci il resto!
ammirano. I tifosi lo applaudono, compresi quelli avversari. I presidenti si svenano per ingaggiarlo. Ma allora perché Baggio e' sempre così precario, al punto che nemmeno le prodezze dell'ultimo spareggio basteranno a salvargli il posto all'Inter e a trovargliene uno in Nazionale? Non e' solo la retorica del talento ucciso dalla burocrazia dei mediani di spinta cari a Ligabue. Grandi "numeri 10" come Veron e Del Piero, nessun allenatore si sogna di sbatterli in panchina. nel destino eternamente incompiuto di Baggio c'e' il segreto di un'identificazione che travalica le gesta sportive. Non esiste eroe in cui gli italiani si riconoscano di più. Dal presidente di multinazionale al friggitore di patatine, tutti si sentono utilizzati poco e comunque peggio di qualcun altro, meno brillante e preparato. Non e' questione di soldi (per Baggio meno che mai). E' la sensazione che a loro, come a lui, manchi quella cattiveria sul lavoro, quella spregiudicatezza ossessiva mescolata a sapienti dosi di servilismo che permette agli