I drammi di una generazione/2
La Dance e i Village People: noi c’eravamo!
La mia generazione è assai buffa… E decisamente alienata. Chi, come la sottoscritta, ha oggi tra i 30 e i 40 anni (e non provate a chiedermi di essere più precisa… non si chiede l’età a una signora), era troppo piccolo nel ’77, troppo vecchio nell’85 ai tempi della pantera. Ha sfiorato i paninari (ma se è una “femminucciaâ€, ha gettato l’occhio su Simon Le Bon e John Taylor dei Duran Duran e oggi si chiede come abbia fatto a non capire che George Michael era gay…), era già troppo grande per pac-man e i marzianetti e ha dovuto faticare per recuperare la generazione dei computer-dipendenti e, oggi, perde quasi tutte le sfide alla Play Station I (alla II neanche si avvicina…). I 35enne medi di oggi, se di sinistra, hanno vissuto il dramma della Bolognina (il congresso che ha trasformato il Partito Comunista Italiano nel Partito dei Democratici di Sinistra e poi nei più anonimi Ds) vedendo la falce e martello dei propri padri diventare sempre più piccola fino a sparire del tutto tra le radici della quercia e le foglie dell’ulivo. Se di destra, ha visto il Movimento Sociale, erede delle camicie nere e dell’abilità oratoria di Almirante, sciogliersi nell’acqua Fiuggi per emergerne come Alleanza Nazionale… Niente più contrapposizioni, niente più ideologie, niente più simboli in cui credere… solo le giacche e le cravatte degli yuppie spariti nella crisi economica, inghiottiti dai byte della new economy, troppo veloce per creare una vera cultura, troppo breve per arricchire veramente… Né destra né sinistra… Un po’ di Roma e Lazio (i primi hanno gioito poco più che bambini con lo scudetto dell’83 per piangere disperati in una serata di fine maggio di fronte alle magliette rosse – nell’occasione bianche – del Liverpool; i secondi hanno dovuto fare i conti, negli stessi anni, con l’onta della serie B)… La Ferrari degli anni più bui (con l’aggravante della morte di Villeneuve e della tragedia di Pironì)… Certo, la soddisfazione della vittoria ai mondiali del 1982 non ce la può togliere nessuno… ma la maggior parte di noi è dovuta rientrare a mezzanotte la sera dell’11 luglio senza poter festeggiare fino all’alba e accontentandosi del pontile di Ostia (pur degnissimo dei festeggiamenti) piuttosto che dalla piazza del Popolo capitolina…
C’è però qualcosa che nessuno ci può togliere… Quando ritornano i balli di gruppo… Quando la gente si affretta a imparare mosse e gesti latinoamericani, a ripetere i passi ritmati e scenografici della dance anni ’70… Quando l’atmosfera delle feste “danzanti†in occasione di compleanni, onomastici, battesimi, matrimoni e – perché no – divorzi (abbiamo gli anni giusti per festeggiare anche gli amici single di ritorno…), comincia a perdere freschezza e la gente sbadiglia o si annoia… Allora, solo allora, arriva il nostro momento…
Non c’è adolescente che tenga (per quanto graziosa e con l’ombelico bene in mostra), non c’è scuola di ballo che possa insegnarci qualcosa (è l’esperienza diretta, è l’età che può fare la differenza)… Soltanto noi sappiamo fare tutti i gesti corretti necessari per ballare YMCA… Meglio delle cheer leader che - negli intervalli delle partite di basket e football americano chiedono di dargli una “L†(magari quella dei Los Angeles Lakers…) oppure una “N†(quella dei New York Giants) – le nostre braccia si piegano naturalmente a mimare una Y, una M, una C ed una A, nello stesso identico modo in cui i Village People (credo che soltanto uno di loro sia ancora vivo… gli altri sono stati tutti portati via da “quella strana malattia con il nome breve†come cantava Prince qualche anno fa, più nota forse come AIDS) lo facevano alla fine degli anni ’70… E’ come se facesse parte del nostro DNA, non possiamo farne a meno. Persino se la canzone parte alla radio, in quelle trasmissione-nostalgia che tanto ci piace ascoltare, persino se siamo seduti alla scrivania dell’ufficio o impegnati in tutt’altro, proviamo l’impulso irresistibile a ballare o meglio ad agitarci, vestendo, di volta in volta, i panni del poliziotto, dell’indiano, del cow-boy… Perché noi c’eravamo. C’eravamo quando i Village People ballarono sul palco di SanRemo (giuro, me lo ricordo… anche se potrei averlo sognata…), quando la notizia della loro – evidente – omosessualità cominciò a trapelare e fare scandalo… e la cosa più incredibile è che all’epoca li snobbavamo, criticavamo la loro americanità (non incarnavano forse i tipici personaggi di quegli Stati Uniti che tanto combattevamo? Non erano forse troppo disimpegnati, lontani dai fasti del rock, dall’epopea dei cantautori impegnati?). Chi di noi – e nonostante tutto siamo stati in molti – acquistava il loro singolo (con la copertina a sfondo giallo e loro sei in primo piano con le braccia incrociate… continuo a non capire se davvero me lo ricordo o se me lo sto inventando… dovrò necessariamente andare a controllare la mia collezione “nascosta†di vinili), lo nascondeva tra un Long Playing (ragazzi ve lo abbiamo detto che siamo vecchi, i Cd non esistevano ai nostri tempi!) dei Police e una audiocassetta (quelle cose strane di plastica con un nastro nero che girava al loro interno…) dei The Clash…
Chi lo avrebbe mai detto che 20 anni dopo ci saremmo riconosciuti l’un l’altro alle feste degli amici per quell’impulso irrefrenabile a ballare – in maniera goffa ma assolutamente precisa – sulle note dei Village People…
La mia generazione è davvero buffa ed alienata…